Il post del venerdì
Conferenza sulle memorie genealogiche.
E' una settimana che scartabello fotografie del parentado. Son tutti morti o quasi. Mi chiedo come possano influenzare la mia vita e non vedo l'ora di andare domani ad Osimo al master per conoscere l'evoluzione di questa cosa. Voglio capire in che modo e come. Potrebbe, anzi sicuramente, mi aiuta a capire anche il prossimo.
Tutto ha una sua forma e il suo momento. Non poteva essere, altrimenti lo sarebbe stato.
Tutto secondo l'universo ha il suo momento. Ma i modi e i tempi non ci sono dati. Arriva quello di cui abbiamo bisogno. Tutto ha la sua logica se solo siamo capaci di ascoltare e vedere i messaggi che ci arrivano.
Il mio problema è quello di ritenere tutti sullo stesso piano. Non lo siamo. Ah ah ah
Mi ritrovo certe volte a parlare con persone dalla mente talmente ottusa, da avere delle commozioni. Se ci fossero delle olimpiadi sulla chiusura mentale, probabilmente non parteciperebbero per non mettersi in discussione. Questo magari è un esempio estremo, ma oggi mi ha fatto perdere le staffe e ho dovuto respirare. Respirare forte. Ricentrarmi.
Arriva una professoressa. Molto eccentrica. Li riconosco essendo io stessa abbastanza particolare sia nell'abbigliamento che nel modo di esprimermi in pubblico. Mi chiede un panino. Me lo chiede con il crudo. Ripeto più volte "Crudo e?" Mi chiede svariate volte che tipo di pane ho. Opta per la ciabatta. Quindi al ventesimo "Crudo e?" mi risponde "Crudo e ciabatta!" anche molto seccata. Lo preparo, lo insacchetto e aspetto che la bidella leccaculo lo venga a prendere, La cosa bella è che si aspettava anche che glielo portassi in classe. Forse non aveva capito con che stava parlando, ma tralascio il momento ego.
Mi si ripresenta dopo circa un'ora, panino alla mano morsicato. "Mi mette i carciofini che non li ha messi!?" Ho sospirato un vaffanculo cretina.
Non può essere sul mio stesso piano questa persona. Sarai eccentrica, ma sei anche cretina.
Io chiedo permesso quando entro in un locale, che sia un panificio o una cartoleria. Forse è il mio biglietto da visita. Ho una educazione d'altri tempi., Forse esagerata, ma al mio "permesso" sanno che sono io e a me fa piacere. Mi fa piacere chiedere per favore e ringraziare.
Ho il dono dell'ascolto. Se mi racconti una cosa io la faccio mia. Sono una tomba. Non ti ferirò mai su quello che mi hai confidato. Il tuo segreto morirà con me. Ho molto rispetto della tua persona. Un po' meno della mia. Ti offro opzioni, sfumature, pietanze, temperature, scelte. A me no. Il dialogo è molto ristretto: o si, o no. Ma con me si riesce a parlare, per lo meno.
Sento chiacchierare i professori a scuola. Una banalità disarmante. Sempre gli stessi discorsi, triti e ritriti senza variazioni sul tema. Addirittura professori che origliano dietro alla porta dei colleghi. Non si sa bene per quale motivo.
Il mio preferito è il prof di informatica. Perennemente a dieta come la sottoscritta. Pecca ogni tanto con la brioches alla mela. Una mattina l'ho chiamato Adamo. Ha riso al bancone rischiando di sputacchiare il caffè su tutto il bancone. Mi fa tenerezza. Si è concesso le ferie ed è stato male tutto il tempo. Gli offrirei la colazione tutti i giorni. E' un paciocco, troppo buono.
Altra preferita la preside e una seconda docente che non so nemmeno cosa insegni. Entrambe si sono innamorate di me. Mi hanno confessato che di solito le persone che fanno il lavoro che faccio io, sono delle mezze scappate di casa. Invece le ho stupite con il mio master, con il mio impegnarmi, il mio avere settordici interessi. Il fatto che mi mantenga da sola. Sono estasiate. Sono la loro versione mai stata. Senza figli, senza matrimonio, senza compagno. Sono il loro idolo. La paladina dell'olistica con un lavoro che inizia all'alba. Che mi vede spegnermi alle 21 se non ho appuntamento con X.
Stasera ho scelto il vino bianco. La mia cena è stata uno spicchio di radicchio rosso alla griglia.
Oggi non ho pianto.
Ed è già tantissimo.
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