Culo
Guarda quei due su quella panchina. Si erano amati e promessi l'eterno, vedendoli ora, li chiamerei estranei. Siedono uno a fianco all'altra quasi invisibili. Il silenzio è denso, si sentono quasi i pensieri. È così difficile mantenere la propria identità quando si è in coppia. Sembra quasi un contratto tacito, con tutte quelle postille da farti perdere il concetto primo del "chi sei tu?". Adesso si è smarriti, incapaci di camminare soli. Si sbanda. Tutti quei discorsi rimasti aperti, probabilmente riporteranno alla mente attimi di vita vissuti e per il nodo in gola, si farà in modo di non affrontarli più. Non ne si parla per la paura dei ricordi. Il passato è un'arma contro se stessi. Ti congela, ti fa riassaporare quelle sensazioni, quei brividi che non vuoi sentire. La nebbia dei ricordi porta tutto ad una esaltazione del momento andato. Ma non torna. E li vedi li, a provare tutto quello che un umano prova in quella situazione. La smorfia di un sorriso, gli occhi umidi mentre riaffiora un bacio. Il ricordo di una frase storta, porta la lucidità agli occhi. Il deglutire quelle lacrime sospese che in gola hanno formato un agrume. E non riescono a mandarlo giù. In balia delle emozioni spostano ricordi come tende oscuranti da teatro. "Si va in scena!" è il ritorno al qui e ora. Nuovamente soli, svuotati e stanchi. Si perché i ricordi stancano. È un gioco mentale che si burla del tuo sé. Ti fa concentrare sulla mancanza e non su ciò che si ha realmente. Se solo capissero quanta ricchezza hanno in loro stessi. Su quanta strada e ghiaia e sabbia e pozzanghere hanno poggiato i loro piedi, per arrivare dove sono. Non sono su una panchina in silenzio. Sono due anime in viaggio. Sinuose, flessibili, uniche. Non servono lacrime, serve capirsi. L'amore è il centro di se stesso e noi siamo Amore in ogni cellula. Quando finisce un Amore inizia l'Amore per se stessi e non è mai una sconfitta. È il grido dell'individuo che non si riconosce più. Perché la vita cambia e noi con lei. Anche loro su quella panchina provano pensieri e sensazioni differenti l'uno dall'altra. Siamo delle piccole matrioska e nella più piccola, quella che non si apre, ci siamo noi. Nessuno può entrare e ci si svuota nell'impresa di farsi carico dei problemi dell'altro. Questo ci uccide. Perché è frustrante. Perché ti annulla. In realtà non aiuti nessuno perché l'altro non evolve e tu perdi te stesso. E loro sulla panchina si sono persi. La realtà è differente per ognuno di noi. La memoria della pelle è differente per tutti. Possiamo sentire il dolore dell'altro, comprenderlo, considerarlo, ma le chiappe sulla panchina son sempre le nostre. Quindi se ci fa male il culo, ci alziamo in piedi.
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